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<title>Le Storie dell'Ape</title>
<description>racconti, poesie, pensieri dalla Marca Bassa</description>
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<title>Ritmo</title>
<link>http://lestoriedellape.myblog.it/archive/2012/05/14/ritmo.html</link>
<author>noreply@myblog.it (laperonza)</author>
<pubDate>Mon, 14 May 2012 12:31:19 +0200</pubDate>
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&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: center; line-height: 150%;&quot; align=&quot;center&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13pt; line-height: 150%;&quot;&gt;Sì che lo sento il ritmo&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: center; line-height: 150%;&quot; align=&quot;center&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13pt; line-height: 150%;&quot;&gt;Rapido, sincopato&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: center; line-height: 150%;&quot; align=&quot;center&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13pt; line-height: 150%;&quot;&gt;Poi cambia, rallenta&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: center; line-height: 150%;&quot; align=&quot;center&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13pt; line-height: 150%;&quot;&gt;Un ponte tra due strofe&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: center; line-height: 150%;&quot; align=&quot;center&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13pt; line-height: 150%;&quot;&gt;E riprende a picchiare&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: center; line-height: 150%;&quot; align=&quot;center&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13pt; line-height: 150%;&quot;&gt;Battere e levare&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: center; line-height: 150%;&quot; align=&quot;center&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13pt; line-height: 150%;&quot;&gt;Pausa e ripresa&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: center; line-height: 150%;&quot; align=&quot;center&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13pt; line-height: 150%;&quot;&gt;Cambia ritmo ma procede&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: center; line-height: 150%;&quot; align=&quot;center&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13pt; line-height: 150%;&quot;&gt;E tu sai che a questo ritmo&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: center; line-height: 150%;&quot; align=&quot;center&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13pt; line-height: 150%;&quot;&gt;La musica prima o poi finirà.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
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<title>L'assenza</title>
<link>http://lestoriedellape.myblog.it/archive/2012/01/08/l-assenza.html</link>
<author>noreply@myblog.it (laperonza)</author>
<category>Pensieri</category>
<pubDate>Sun, 08 Jan 2012 00:49:05 +0100</pubDate>
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&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; line-height: 150%;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 14pt; line-height: 150%;&quot;&gt;Ah, io lo so dov’è andato a finire Claudio. Lo so io che non ero il suo migliore amico ma che sono l’unico che è stato a sentirlo quando non ne ha potuto più e s’è sfogato, davanti a una birra al pub. Dite tutti: “Ma dov’è andato? Che fine ha fatto? Dove sarà finito?” &lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;ma nessuno si fa la domanda giusta: “Perché è sparito? Cosa gli abbiamo fatto? Cosa gli mancava?”. Perché Claudio non s’è ammazzato e il corpo non si trova come molti pensano. Claudio non è scappato via con una bella figa come qualcuno maligna. Claudio non s’è fatto una nuova vita come è facile immaginare. Claudio ha rinunciato alla vita che aveva ma non se n’è fatta un’altra. Ve lo dico io che lo so.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; line-height: 150%;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 14pt; line-height: 150%;&quot;&gt;Sapete come si ammazza un uomo? Ah beh, certo: gli si spara, lo si accoltella, lo si rompe di botte. Ma così sono buoni tutti e sono davvero buoni, in realtà, in pochi. Un uomo, invece, spesso lo si ammazza dentro, con le piccole cose. Con le piccole mancanze di rispetto che, messe una sopra l’altra, minano l’autostima e ti fanno sentire una merda. Quando i figli ti trattano come se fossi un ragazzino come loro, quando la moglie non ti dà più neppure un bacio prima di dormire. Quando ti rodono, ti rosicano, ti fanno sentire un fallito. Nessuno ti dice che lo sei ma te lo fanno capire che pensano questo di te. Perché magari avresti potuto fare di più ma non lo hai fatto. Perché ci si aspettava molto di più da te. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; line-height: 150%;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 14pt; line-height: 150%;&quot;&gt;Claudio era un uomo dalle grandi potenzialità: intelligente, spigliato, simpatico, estroso. Ma non s’è mai venduto bene, un caratteraccio. Troppe palle e poca diplomazia. Ha mandato a fare in culo tutto il mondo sicuro di avere le spalle coperte: una famiglia dietro, una moglie innamorata. Quando ha scoperto che la famiglia contava un cazzo e la prima a non stimarlo era proprio la moglie è crollato.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; line-height: 150%;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 14pt; line-height: 150%;&quot;&gt;Amava la sua donna come si può amare un dio. La adorava. Baciava la terra dove camminava e, credetemi – io l’ho conosciuto bene pur non essendo mai stato il suo migliore amico – non era uomo da adorare nulla e nessuno. Eppure quella donna la amava davvero. Ma, quando c’era davvero bisogno di essere ricambiato, s’è sentito solo, non odiato, non proprio respinto ma ignorato. Mai un gesto affettuoso, sesso meccanico e sporadico, passione zero, critiche a pacchi. Ha sentito di aver deluso le aspettative, per prime le sue, senza però ricevere comprensione e sostegno da nessuno.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; line-height: 150%;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 14pt; line-height: 150%;&quot;&gt;Volete sapere dov’è Claudio ora? Io lo so ma non lo dirò mai. E’ altrove. Non s’è rifatto una vita perché l’unica vita che voleva l’ha sputato fuori. Non sta cercando nulla e nessuno. Ma è vivo. Pensa, ragiona, sente, soffre, molto. E se quelli che l’hanno spinto a tanto soffrissero un po’ di quello che soffre lui sarebbe solo un po’ come ripagarlo delle pene sue, perché esse derivano tutte dalla mancata condivisione, dall’essere ignorato, dall’incomprensione di quello che veramente sentiva. Perché si fa presto a piangere l’assenza, ma non ci si accorge nemmeno quando si distrugge la presenza. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
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<title>Buon vicinato</title>
<link>http://lestoriedellape.myblog.it/archive/2011/12/21/buon-vicinato1.html</link>
<author>noreply@myblog.it (laperonza)</author>
<category>Racconti</category>
<pubDate>Wed, 21 Dec 2011 15:15:19 +0100</pubDate>
<description>
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; line-height: 150%;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 14pt; line-height: 150%;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://lestoriedellape.myblog.it/media/00/00/1109769639.jpg&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;img id=&quot;media-1845260&quot; style=&quot;float: left; margin: 0.2em 1.4em 0.7em 0;&quot; title=&quot;&quot; src=&quot;http://lestoriedellape.myblog.it/media/00/00/2934409284.jpg&quot; alt=&quot;letto.jpg&quot; /&gt;&lt;/a&gt;Terè e Giuditta avevano abitato una di fronte all’altra per quasi quarant’anni. La prima era già lì quando Giuditta si sposò con Mario e andò a vivere in via Cavour, nella casa che era della zia zitella del marito, nel frattempo passata a miglior vita. Terè all’epoca era vedova di fresco, ancora giovane e considerabile una bella donna. Probabilmente fu per quello che Giuditta la prese subito in antipatia: bella, vedova e per niente timida. Mario era uomo di sangue e Giuditta lo sapeva. Così cominciò a crearsi delle storie in testa, tra suo marito e la dirimpettaia, che nella realtà probabilmente non erano mai accadute ma che venivano alimentate nella sua fantasia da qualche battutina maliziosa di Terè e dagli ammiccamenti malcelati di Mario. Fu così che cominciò una faida di piccoli dispetti che continuò per decenni e non cessò nemmeno quando Mario morì di infarto che era appena quarantenne. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; line-height: 150%;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 14pt; line-height: 150%;&quot;&gt;Si parlavano, le due vicine. Si prestavano anche le cose: il sale, una cipolla, un pacco di farina. Sembravano perfettamente in regola con le regole del buon vicinato. Ma poi Giuditta buttava il sale nei vasi di fiori di Terè e Terè tirava la terra alle lenzuola stese di Giuditta. Terè insegnava al gatto a fare la pipì sul portone di Giuditta e Giuditta spazzava la strada e ammonticchiava lo sporco davanti a quello di Terè. E così via discorrendo conducevano una minuscola guerra di dispetti e di nervi che l’osservatore attento poteva percepire nonostante i sorrisi e le gentilezze di facciata tra le due. Non si arrivò mai a fatti più seri, solo piccole ripicche e poco più. Giuditta pensò più volte di avvelenare il gatto di Terè ma mai ebbe il coraggio di farlo, così come Terè sognava di dar fuoco alla casa di Giuditta con Giuditta dentro ma era soltanto un suo gioco mentale.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; line-height: 150%;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 14pt; line-height: 150%;&quot;&gt;E un gioco mentale faceva spesso, ultimamente, Giuditta prima di dormire: immaginava ogni sera un modo nuovo di ammazzare la vicina. Era solo un gioco, un balocco per il cervello, un sistema per prendere sonno. Ma i piani che sera dopo sera organizzava con la testa appoggiata sul cuscino erano dettagliati e precisi. E sempre molto crudeli. La faceva soffrire prima di morire la povera Terè. La legava e torturava. La faceva cadere in buche profonde. La chiudeva in una stanza e appiccava il fuoco. Aveva una gran fantasia nello sceneggiare per suo uso e consumo l’omicidio della dirimpettaia. E questo la rilassava parecchio. Faceva dei bei sonni dopo. Finchè non capitò che, un mattino, scoprì che Terè era morta sul serio. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; line-height: 150%;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 14pt; line-height: 150%;&quot;&gt;Terè era morta di morte naturale. Non l’aveva certo ammazzata lei. Giuditta era abilissima nel fantasticare di omicidi ma non sarebbe mai stata capace di organizzarne uno vero. Ciononostante fin da subito, da quando si accorse del viavai in casa di Terè e chiese lumi ad un parente della stessa mentre usciva dalla porta di casa, un nipote che la morta era riuscita ad avvertire per telefono pochi istanti prima di tirare le cuoia, cominciò a montarle dentro un cupo senso di colpa. Immotivato, si intende. Giuditta non aveva torto un capello alla morta. Ma il fatto che per mesi aveva fantasticato sulla sua morte ora la turbava non poco.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; line-height: 150%;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 14pt; line-height: 150%;&quot;&gt;Non pianse, Giuditta, per la morte di Terè. Ma andò al funerale e all’accompagno e assistette alla tumulazione finchè la bara non fu ben murata nel fornetto. Ciò però non servì a placare l’angoscia che provava. E quella notte non riuscì a dormire. Come chiudeva gli occhi vedeva il volto della vicina, un volto scuro, arrabbiato. E per casa sentiva rumori ovattati di ogni tipo. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; line-height: 150%;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 14pt; line-height: 150%;&quot;&gt;La notte successiva non andò affatto meglio. Era inquieta più che mai e sentiva cigolii, scalpiccii, e un fastidioso grattare contro non sapeva bene che cosa. Il mattino dopo andò dal medico e gli chiese qualcosa per dormire. Il medico non era affatto propenso a darle tranquillanti, ma le prescrisse un blando calmante. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; line-height: 150%;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 14pt; line-height: 150%;&quot;&gt;Giuditta lo prese prima di coricarsi e si addormentò dopo pochi minuti, vuoi per via del farmaco, vuoi perché non dormiva da due notti, vuoi perché anche l’effetto psicologico in questi casi conta. Ma si svegliò verso le quattro. E sentii grattare. Sotto il letto. Sentì nettissimo il rumore di unghie che grattavano il materasso. E ne sentì anche la pressione sotto la schiena. Rimase gelata, tanto da non essere capace di muoversi né di fare un fiato. Il rumore e la pressione cessarono dopo pochi minuti ma lei rimase immobile e con gli occhi sbarrati fino alla mattina.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; line-height: 150%;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 14pt; line-height: 150%;&quot;&gt;La luce del sole la tranquillizzò e la convinse che quello era stato solo un sogno molto vivido, forse causato dallo stress e dall’effetto del farmaco. Decise che la notte successiva avrebbe fatto a meno delle gocce prescritte dal medico. Passò una giornata normale, fece spesa, pulì la casa, si occupò dei fiori, ma sempre con un senso di terrore latente che non le dava pace. La sera, quando si coricò, si ripropose che, se avesse di nuovo avvertito qualcosa di strano sotto il letto, si sarebbe fatta coraggio, avrebbe acceso la luce, sarebbe scesa dal letto e ci avrebbe guardato sotto. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; line-height: 150%;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 14pt; line-height: 150%;&quot;&gt;Non dormì fino alle quattro, ma passò dalla veglia al dormiveglia di continuo. Alle quattro in punto – le segnava la radiosveglia – sentì grattare sotto il letto. Di primo acchito restò impietrita, ma si ricordò dei suoi propositi e accese la luce. Il grattare cessò. Scese dal letto con poca convinzione, si mise sulle ginocchia e guardò sotto il letto. Un’ombra sgusciò via veloce dalla parte opposta ma Giuditta fece bene in tempo a vedere cosa fosse: era il gatto di Terè. Come fosse entrato in casa non riusciva a capirlo né capiva dove fosse fuggito. Quando si fu ripresa dallo spavento cercò dappertutto ma della bestia non c’era traccia. La cosa la inquietò e tranquillizzò allo stesso tempo: anche se la presenza del gatto era strana e piuttosto spaventosa era pur sempre una spiegazione razionale a quello che aveva sentito e, quantomeno, escludeva robe di fantasmi e simili.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; line-height: 150%;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 14pt; line-height: 150%;&quot;&gt;La notte successiva andò a dormire un po’ più rilassata ma con l’intento di acchiappare il gatto se si fosse ripresentato a disturbarle il sonno. Fu così che alle quattro in punto fu svegliata dall’ormai consueto grattare sotto il materasso. Non si scompose più di tanto e non accese la luce: voleva beccare il gatto e magari farlo fuori. Scese dal letto piano piano, si mise in ginocchio e si affacciò sotto il letto. Vide un’ombra, ma piuttosto grossa, non sembrava un gatto. Senza perdere di vista la sagoma allungò all’indietro un braccio per accendere la luce e, quando la lampadina illuminò parzialmente lo spazio tra il letto e il pavimento, vide il ghigno divertito di Terè che, contemporaneamente all’accensione della luce le gridò: “Cucù!”.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; line-height: 150%;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 14pt; line-height: 150%;&quot;&gt;La trovarono dopo tre giorni, stesa accanto al letto. La trovarono perché la nipote la cercava. La trovarono con gli occhi aperti e un’espressione di terrore in volto. Ictus, dissero. La tumularono in un fornetto di fronte a quello di Terè.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
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<title>L'amico che non c'è</title>
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<author>noreply@myblog.it (laperonza)</author>
<pubDate>Tue, 20 Dec 2011 17:15:06 +0100</pubDate>
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Siediti. Prendi un po’ di vino.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;line-height: 150%;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: Candara;&quot;&gt;Non ci vediamo da quasi vent’anni.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;line-height: 150%;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: Candara;&quot;&gt;Cosa abbiamo fatto in questo tempo?&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;line-height: 150%;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: Candara;&quot;&gt;Io sono cambiato, tu no.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;line-height: 150%;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: Candara;&quot;&gt;Io sono ingrassato, ho perso i capelli, tu no.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;line-height: 150%;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: Candara;&quot;&gt;Tu non hai potuto.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;line-height: 150%;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: Candara;&quot;&gt;Io mi sono sposato, ho messo al mondo dei figli. Tu no.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;line-height: 150%;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: Candara;&quot;&gt;Io ho lavorato, cambiato lavoro, cambiato modo di vedere. Tu no.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;line-height: 150%;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: Candara;&quot;&gt;Io ho sposato cause, cambiato opinioni, preso decisioni. Tu no.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;line-height: 150%;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: Candara;&quot;&gt;Io ho speso il mio tempo, perso tempo, vissuto il mio tempo. Tu non hai potuto.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;line-height: 150%;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: Candara;&quot;&gt;Cosa hai fatto tu, amico mio?&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;line-height: 150%;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: Candara;&quot;&gt;Hai osservato tutto questo con distacco?&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;line-height: 150%;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: Candara;&quot;&gt;Hai mai provato la voglia di sentire quello che sentivo?&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;line-height: 150%;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: Candara;&quot;&gt;Hai mai provato ad essermi al fianco?&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;line-height: 150%;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: Candara;&quot;&gt;A volte ti ho sentito, sai? A volte ti ho visto.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;line-height: 150%;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: Candara;&quot;&gt;A volte mi sono chiesto cosa avresti fatto tu.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;line-height: 150%;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: Candara;&quot;&gt;A volte ho visto quello che avresti fatto tu.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;line-height: 150%;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: Candara;&quot;&gt;A volte sono stato d’accordo con te. A volte no.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;line-height: 150%;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: Candara;&quot;&gt;Avrei voluto poter litigare con te su tante cose.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;line-height: 150%;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: Candara;&quot;&gt;Insultarti e farmi insultare da te.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;line-height: 150%;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: Candara;&quot;&gt;L’abbiamo fatto tante volte. Mi è mancato.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;line-height: 150%;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: Candara;&quot;&gt;Dov’eri tu, amico mio? Dove sei ora?&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;line-height: 150%;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: Candara;&quot;&gt;Prendi un altro bicchiere di vino.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;line-height: 150%;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: Candara;&quot;&gt;Dimmi cosa faresti tu, dimmi cosa tu non faresti.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;line-height: 150%;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: Candara;&quot;&gt;C’è sempre stato un posto vuoto a tavola.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;line-height: 150%;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: Candara;&quot;&gt;Anche quando abbiamo smesso di parlare di te.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;line-height: 150%;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: Candara;&quot;&gt;Ci sarà sempre quel posto vuoto.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;line-height: 150%;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: Candara;&quot;&gt;Non abbiamo mangiato la tua parte.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;line-height: 150%;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: Candara;&quot;&gt;Non abbiamo tolto la sedia e le posate.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;line-height: 150%;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: Candara;&quot;&gt;C’è un luogo nella memoria e nel cuore&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;line-height: 150%;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: Candara;&quot;&gt;dove sono sicuro di trovarti sempre.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;line-height: 150%;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: Candara;&quot;&gt;Prendi un po’ di pane.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;line-height: 150%;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: Candara;&quot;&gt;Sono quasi vent’anni che non ci vediamo&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;line-height: 150%;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: Candara;&quot;&gt;e ho così tanto da dirti.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;line-height: 150%;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: Candara;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
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<title>Venere</title>
<link>http://lestoriedellape.myblog.it/archive/2011/12/09/venere.html</link>
<author>noreply@myblog.it (laperonza)</author>
<category>Pensieri</category>
<pubDate>Fri, 09 Dec 2011 22:30:09 +0100</pubDate>
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&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: center;&quot; align=&quot;center&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 18pt; font-family: 'Comic Sans MS';&quot;&gt;Quando la luce di Venere&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: center;&quot; align=&quot;center&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 18pt; font-family: 'Comic Sans MS';&quot;&gt;scese dal tetto dell'ospedale vecchio&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: center;&quot; align=&quot;center&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 18pt; font-family: 'Comic Sans MS';&quot;&gt;e abbagliò l'occhio stanco&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: center;&quot; align=&quot;center&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 18pt; font-family: 'Comic Sans MS';&quot;&gt;di un venerdì sera di prima primavera&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: center;&quot; align=&quot;center&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 18pt; font-family: 'Comic Sans MS';&quot;&gt;sembrava tanto luminosa&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: center;&quot; align=&quot;center&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 18pt; font-family: 'Comic Sans MS';&quot;&gt;che non credetti ai miei occhi.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: center;&quot; align=&quot;center&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 18pt; font-family: 'Comic Sans MS';&quot;&gt;Segnava le orme delle mie scarpe&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: center;&quot; align=&quot;center&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 18pt; font-family: 'Comic Sans MS';&quot;&gt;da ginnastica verdi che cigolavano&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: center;&quot; align=&quot;center&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 18pt; font-family: 'Comic Sans MS';&quot;&gt;sul selciato della via in discesa.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: center;&quot; align=&quot;center&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 18pt; font-family: 'Comic Sans MS';&quot;&gt;La fissai a lungo senza smettere di camminare&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: center;&quot; align=&quot;center&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 18pt; font-family: 'Comic Sans MS';&quot;&gt;e mi indicò un cammino&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: center;&quot; align=&quot;center&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 18pt; font-family: 'Comic Sans MS';&quot;&gt;che col tempo ho scordato.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
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<title>Barattoli</title>
<link>http://lestoriedellape.myblog.it/archive/2011/11/28/barattoli.html</link>
<author>noreply@myblog.it (laperonza)</author>
<category>Pensieri</category>
<pubDate>Mon, 28 Nov 2011 12:30:01 +0100</pubDate>
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&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: center;&quot; align=&quot;center&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 18pt; font-family: 'Book Antiqua';&quot;&gt;Che ti frega di quello che trovi per la strada&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: center;&quot; align=&quot;center&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 18pt; font-family: 'Book Antiqua';&quot;&gt;Una bottiglia vuota è una bottiglia vuota&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: center;&quot; align=&quot;center&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 18pt; font-family: 'Book Antiqua';&quot;&gt;Se tiri un calcio ad un barattolo&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: center;&quot; align=&quot;center&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 18pt; font-family: 'Book Antiqua';&quot;&gt;Qualcuno dal letto di maledirà&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: center;&quot; align=&quot;center&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 18pt; font-family: 'Book Antiqua';&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: center;&quot; align=&quot;center&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 18pt; font-family: 'Book Antiqua';&quot;&gt;Ma stanotte tiri calci al mondo&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: center;&quot; align=&quot;center&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 18pt; font-family: 'Book Antiqua';&quot;&gt;E il mondo prende a calci te&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: center;&quot; align=&quot;center&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 18pt; font-family: 'Book Antiqua';&quot;&gt;Che t’importa se la nebbia confonde i contorni&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: center;&quot; align=&quot;center&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 18pt; font-family: 'Book Antiqua';&quot;&gt;E il lampione si spegne quando passi?&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: center;&quot; align=&quot;center&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 18pt; font-family: 'Book Antiqua';&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: center;&quot; align=&quot;center&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 18pt; font-family: 'Book Antiqua';&quot;&gt;Domani, se mai sorgerà&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: center;&quot; align=&quot;center&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 18pt; font-family: 'Book Antiqua';&quot;&gt;Il sole diraderà la nebbia&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: center;&quot; align=&quot;center&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 18pt; font-family: 'Book Antiqua';&quot;&gt;E forse vedrai il contorno più nitido&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: center;&quot; align=&quot;center&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 18pt; font-family: 'Book Antiqua';&quot;&gt;O non lo vedrai affatto&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: center;&quot; align=&quot;center&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 18pt; font-family: 'Book Antiqua';&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: center;&quot; align=&quot;center&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 18pt; font-family: 'Book Antiqua';&quot;&gt;Ma il Dio del mondo effimero&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: center;&quot; align=&quot;center&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 18pt; font-family: 'Book Antiqua';&quot;&gt;Ha deciso che non conta nulla&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: center;&quot; align=&quot;center&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 18pt; font-family: 'Book Antiqua';&quot;&gt;Nient’atro conta ancora&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: center;&quot; align=&quot;center&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 18pt; font-family: 'Book Antiqua';&quot;&gt;Se non te che calci un barattolo per strada&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: center;&quot; align=&quot;center&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 18pt; font-family: 'Book Antiqua';&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: center;&quot; align=&quot;center&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 18pt; font-family: 'Book Antiqua';&quot;&gt;E se la notte si fa ancora più nera&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: center;&quot; align=&quot;center&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 18pt; font-family: 'Book Antiqua';&quot;&gt;Forse è per la nebbia che si alza&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: center;&quot; align=&quot;center&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 18pt; font-family: 'Book Antiqua';&quot;&gt;Forse è per la rabbia che cala&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: center;&quot; align=&quot;center&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 18pt; font-family: 'Book Antiqua';&quot;&gt;E non conta nient’altro&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
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<title>Teo</title>
<link>http://lestoriedellape.myblog.it/archive/2011/10/19/teo.html</link>
<author>noreply@myblog.it (laperonza)</author>
<category>Racconti</category>
<pubDate>Wed, 19 Oct 2011 20:05:23 +0200</pubDate>
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&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; line-height: 150%;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 14pt; line-height: 150%;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://lestoriedellape.myblog.it/media/00/01/250194593.jpg&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;img id=&quot;media-1776784&quot; style=&quot;float: left; margin: 0.2em 1.4em 0.7em 0pt;&quot; title=&quot;&quot; src=&quot;http://lestoriedellape.myblog.it/media/00/01/1653922789.jpg&quot; alt=&quot;babbo_natale_slitta_renne.jpg&quot; /&gt;&lt;/a&gt;Facevo collezione di francobolli. Mia mamma era ragioniera in un calzaturificio e mi metteva da parte le buste della corrispondenza che riceveva. Così iniziai a mettere da parte i francobolli del periodo. Evidentemente era un passatempo di moda negli anni ‘70 per cui era facile trovare altri ragazzi collezionisti disposti allo scambio dei doppioni. Così la collezione cresceva. Tramite conoscenze ero entrato in contatto epistolare con un signore italiano, Renato, che aveva fatto la campagna di Russia e si era sposato in Bulgaria non tornando più in Italia.&lt;span&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;Renato mi mandava di sua sponte e con piacere francobolli dell’Unione Sovietica, per la qual cosa rischiava anche parecchio essendo vietato oltre cortina quel tipo di attività.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; line-height: 150%;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 14pt; line-height: 150%;&quot;&gt;&lt;span&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;Al mio paese se parlavi di filatelia non potevi prescindere da Teo l’americano, il marito di Milietta. Francamente non ricordo come finii a casa di Teo, fatto sta che ci finii. E quella fu una delle esperienze fondamentali della mia vita. Matteo, Teo per gli amici, era un omone col pizzo canuto, polacco trapiantato negli USA, che s’era trovato appunto in America giusto giusto per fare la Seconda Guerra Mondiale. Era imbarcato nel Pacifico come cuoco quando il suo incrociatore era stato centrato e affondato da un siluro giapponese. Il suo racconto proponeva il siluro che attraversava tutta la cucina della nave portando con se la sua tibia e il suo perone, lasciandolo con un brandello di carne al posto della parte inferiore della gamba destra. &lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;La chirurgia americana dell’epoca era evidentemente molto più avanti di quella italiana anche contemporanea in quanto gli ricostruirono la gamba intorno ad un tubo di metallo. Certo non correva i cento metri ma claudicante camminava per casa.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; line-height: 150%;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 14pt; line-height: 150%;&quot;&gt;&lt;span&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;Era un uomo burbero come pochi, gigantesco, con quell’accento misto tra anglosassone e&lt;span&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;slavo e la voce cavernosa. Diciamo che la prima impressione fu terrificante. Poi lo conobbi e lo amai, molto, come si può amare un nonno. Teo cucinava da dio, cose strane che io non avevo mai neanche sentito nominare. A quell’epoca, parlo della fine degli anni ’70, sfido chiunque ad aver saputo cos’era il ketchup. A casa sua mangiai bacon and eggs e mamma rabbrividì solo a sentire che cos’era, bistecche alla Bismarck, innumerevoli insalate con salse che andavano dalla maionese al tabasco.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; line-height: 150%;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 14pt; line-height: 150%;&quot;&gt;&lt;span&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;Collezionava francobolli e monete. Aveva una stanza, di fronte alla cucina, tappezzata di scaffali dove teneva le bustine dei francobolli. Infatti non usava gli album ma li teneva sciolti in piccole buste di carta oleata. E me ne regalò parecchi, che aveva doppi, ma per me erano davvero un tesoro: francobolli del Regno d’Italia, della Germania prenazista con sovrastampato il valore centuplicato durante la depressione, dei vari paesi europei prima della guerra, degli USA e dell’America latina. Un tesoretto, se non da un punto di vista economico, sicuramente da quello storico. Per non parlare di quello affettivo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; line-height: 150%;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 14pt; line-height: 150%;&quot;&gt;&lt;span&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;Con Teo iniziai ad interessarmi di calcio. Fino allora non me ne fregava niente&lt;span style=&quot;color: black;&quot;&gt; e quando i miei amici o i compagni&amp;nbsp;di&amp;nbsp;scuola si accapigliavano per il pallone la cosa mi lasciava del tutto indifferente&lt;/span&gt;. Ma era il 1978 e c’erano i mondiali in Argentina. Premesso che, quando andavo da lui ci rimanevo tutta la mattinata o tutto il pomeriggio, durante i mondiali se giocava la Polonia (e quell’anno giocava, hai voglia se giocava) tutti zitti davanti alla TV. All’inizio mi annoiavo e non capivo il gioco, così lui pazientemente mi spiegava le azioni e le regole, tanto che mi appassionai. Ci siamo visti insieme tutte le partite dei mondiali della Polonia e dell’Italia, lui seduto sulla sua poltrona di fronte alla finestra che dava sulla piazzetta dell’erbe ed io appoggiato sul tavolo dal piano di vetro che racchiudeva banconote di tutto il mondo. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; line-height: 150%;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 14pt; line-height: 150%;&quot;&gt;&lt;span&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;Teo morì negli anni ottanta. La sua casa negli anni 2000. Ora c’è una piazzetta al suo posto. Carina. Ma manca un pezzo della storia del mio paese e anche un pezzo della mia storia personale. Lì nessuno appenderà a dicembre la grande slitta di Babbo Natale con tanto di renne tutta luminosa e tanto americana. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
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