18/10/2011

Hush

 

hush.jpgCresciuto a pane e hard rock col tempo s’era imborghesito. Quello che da giovane ripudiava con tutto se stesso ora quasi gli piaceva. Alla radio non cambiava stazione se spuntava Laura Pausini e quasi quasi gli piaceva pure Eros Ramazzotti. Via via che invecchiava stava smettendo di ascoltare la musica che era stata il sottofondo e qualche volta anche la regia della sua adolescenza. I ricordi musicali della sua epoca verde erano quasi totalmente svaniti così come i calli alle dita da bassista che pure erano stati la sua croce e il suo vanto fino ai vent’anni.

         Veramente ora ascoltava pochissima musica, ne sentiva tanta ma ne ascoltava poca. La radio, l’autoradio, era sempre accesa e si sorbiva di tutto senza godere di niente. Raramente gli capitava di incappare per caso su un pezzo dei suoi preferiti e quando questo succedeva aveva un sussulto di giovinezza che lì per lì lo rinvigoriva ma che poi sbiadiva nella sua grigia quotidianità e quasi lo rendeva ancora più triste.          Quel giorno non si aspettava di avere una reazione così sublime quando alla radio, sentendo le prime due note, riconobbe Hush del Deep Purple. Fu trasportato di peso indietro nel tempo e si risentì improvvisamente i capelli lunghi sul collo e i brividi lungo la schiena che provava sempre quando la voce di Rod Evans o di Ian Gillan intonava i pezzi del suo gruppo preferito. Strani effetti fa la musica quando ti riporta al passato. Rivide in pochi secondi i suoi amici del tempo, i membri della band in cui suonava, la ragazza con cui filava, i suoi professori del liceo, suo padre giovane e forte. Quello che non vide fu il camion dall’altra parte della superstrada che saltava la carreggiata e gli finiva addosso. La musica lo stava facendo sentire come se stesse volando e mentre il suo corpo volava davvero rimbalzato giù dal viadotto probabilmente lui non c’era già più.

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